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Qual è il progetto delle grandi aziende per diventare sostenibili nell’ambiente di lavoro?

A questa domanda ha voluto dare una risposta l’evento “360° Green Office. L’ambiente di lavoro sostenibile per la persona e per l’azienda”, che si è tenuto a Milano il 18 ottobre presso lo showroom di Herman Miller. Un’occasione per riunire responsabili CSR, architetti, direttori acquisti e marketing manager provenienti da ambienti diversi per formazione e cultura, per condividere esperienze e guardare alla sostenibilità da differenti punti di vista.

Il mondo dell’ufficio è infatti un luogo privilegiato per questo tipo di analisi, perché è dove le persone trascorrono la maggior parte della loro giornata e da dove occorre iniziare per diffondere la cultura della sostenibilità, senza dimenticare che generare benessere sul luogo di lavoro significa generare benessere nella quotidianità. L’impegno delle aziende in questo senso è incoraggiato dalla moderna attenzione ai bisogni del lavoratore, sollecitata una reale e più sensibile tutela del “fattore umano” (siano essi dipendenti o membri della comunità).

A dimostrazione di ciò si veda l’adesione a quest’iniziativa di multinazionali quali Zumtobel e ISS Facility Sevices, Herman Miller e Unicredit, Vodafone, Arval, Dell, Cisco e Comieco; e la partecipazione di  rappresentanti Intesa Sanpaolo, Yamaha, Lyreco, TNT, Unipol, Airplus.

L’evento è stato organizzato dall’associazione Acquisti&Sostenibilità, onlus che nasce nel 2007 con l’obiettivo di sensibilizzare le imprese affinché prodotti e servizi da loro utilizzati siano compatibili con criteri di impatto ambientale e sociale.

“Attraverso gli eventi come quello di oggi – ha precisato Luca Guzzabocca, Co-Chairman di A&S – miriamo a raccogliere le migliori pratiche e dare un indirizzo su come implementare la sostenibilità in azienda attraverso il confronto con altri. Sono anche molto utili per aumentare la consapevolezza sulla importanza strategica della sostenibilità, per creare strategie di acquisto, di vendita e di prodotto.”

Al suo fianco si è schierata la Livingoffice, società con sede a Roma dealer Herman Miller che si occupa di arredo per uffici e pianificazione degli ambienti di lavoro. Per l’occasione, Herman Miller ha aperto le porte dello showroom in corso Garibaldi, una location ideale se si pensa che la multinazionale americana vanta una politica di sostenibilità fin dal 1953, quando il fondatore D.J. De Pree decise di orientare gli sforzi produttivi verso la Policy ’53, un modello di sviluppo sostenibile che ha imposto a tutti i suoi stabilimenti nel mondo di prevedere intorno a sé un terreno verde pari al 50% della superficie occupata dall’edificio stesso. Ed è sempre per rendere concreto e migliorabile il progetto in favore della sostenibilità, che nel 1989 ha istituito l’EQAT (Enviromental Quality Action Team), un gruppo mondiale costituito dai dipendenti della società che, suddiviso per aree di intervento, si impegna a monitorare i risultati e a pianificare nuovi obiettivi; come quello da raggiungere entro il 2020: Perfect Vision Programme, il programma di emissione zero: zero produzione di rifiuti, zero emissioni in aria e acqua di sostanze tossiche.

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L’intervento di Oliver Baxter, programme manager Herman Miller Insight Group, ha posto l’attenzione su come per produzione sostenibile si intenda la realizzazione di prodotti che durino a lungo, che siano riciclabili e riciclati, che viaggino con un imballaggio ridotto all’essenziale, che non emettano agenti inquinanti nell’atmosfera e siano costruiti con materie prime certificate.

Il confronto dettato da questa giornata ha fatto emergere che la sostenibilità non è solamente una necessità, ma è una conseguenza dell’evoluzione del luogo di lavoro. Con il progresso delle tecnologie è diventato infatti possibile ottimizzare le risorse al fine di ridurre gli sprechi, ecco allora che un’azienda attenta incoraggerà spesso i suoi dipendenti a lavorare da casa e a ridurre i viaggi di lavoro a favore delle conference call, disincentivando l’uso dei mezzi di trasporto inquinanti.

Risparmiare sull’energia, oltre a rappresentare un bene per l’ambiente, equivale ad un vantaggio economico non indifferente, che si concretizza anche in quell’idea di ufficio che si è andata affermando negli ultimi decenni: l’open space; una soluzione pratica anche in un’ottica di scambio umano e professionale (purché si sia in grado di controllare il proprio tono di voce!).

Grazie ad una lunga esperienza nel mondo dell’arredo, Mirella Raccuja, CEO Livingoffice, ha potuto osservare da vicino l’evoluzione dell’industria dell’ufficio e con essa la domanda della clientela.

“Il nostro impegno è quello di orientare chi si rivolge a noi per esigenze di arredo o ristrutturazione verso delle scelte di ottimizzazione delle risorse, sostenibilità e design; tutti elementi connessi fra loro. Il design infatti si sviluppa in funzione dell’individuo, il quale ha un posto nel mondo che va rispettato e protetto. È questa la nostra sfida oggi e la nostra gratificazione.”

Ci sono diversi modi di intendere la sostenibilità e, di conseguenza, di promuoverla, quindi se da una parte occorre dedicare attenzione alla produzione sostenibile e sfruttare i vantaggi della tecnologia, dall’altra bisogna dare sempre maggiore spazio all’architettura green e progettare edifici a basso impatto ambientale, che siano ad esempio in grado di generare da sé l’energia necessaria al loro mantenimento; oppure che siano rispettosi del territorio e della comunità in cui si inseriscono.

Eppure tutto questo non è ancora sufficiente, quel che più si rende necessario è educare le risorse umane dell’azienda alla sostenibilità, rendendole parte del progresso.  Solo così l’attitudine alla sostenibilità non è una spinta destinata ad esaurirsi, ma un’energia costantemente rinnovabile.

Articolo di: Alessandra Grandi per la rivista Officelayout n. 155 | oct/dec 2013

 
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