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Non solo il business è in continua evoluzione,  anche l’ambiente in cui esso viene concepito, prodotto e gestito.

Non basta pertanto avere una corretta conoscenza dei processi socioeconomici in corso o sapere individuare i mercati più favorevoli in cui inserirsi. È indispensabile anche essere in grado di proiettare il cambiamento all’interno dell’azienda ed imparare a considerarlo esso stesso un passaggio fondamentale. Altrettanto importante è sapersi muovere con rapidità perché solo così si acquisisce un vantaggio competitivo nei confronti dei concorrenti.

Nella logica del change management, l’organizzazione del lavoro svolge un ruolo centrale.
Seguire le innovazioni tecnologiche ed assecondarle costituisce un punto di partenza, ma è opportuno anche disporre degli strumenti, spesso non solo materiali, per vincere la naturale resistenza alla novità propria di chi, avendo già ben radicate e spesso positive esperienze lavorative, fatica ad accettare nuove regole e nuove logiche.

L’attività dell’azienda, oltre che essere legata all’individuazione ottimale di obiettivi e strategie, alla credibilità della leadership ed alla creatività del marketing, dipende in larga misura dalle dinamiche che intercorrono all’interno dell’equipe lavorativa.
Le aziende sono sempre più consapevoli dell’importanza della salute e del benessere del loro personale che si traduce direttamente in un migliore rendimento e performance lavorativa.

Il nuovo modello di organizzazione del lavoro col quale i singoli individui e le aziende si sono dovute confrontare implica maggiore flessibilità, approccio altamente tecnologico, monitoraggio costante ed estensione delle sinergie con il management.

In tale processo anche il concetto di spazio lavorativo è cambiato profondamente.
Si può dire di essere passati ad una concezione di ufficio 3.0: l’ambiente deve essere considerato esso stesso un potente strumento aziendale in grado di agevolare, migliorare e contribuire alle performance lavorative dei singoli e dei team, favorendo creatività, comunicazione e funzionalità.

Come “un essere pensante”, l’ufficio si trasforma in uno smart office: luogo propositivo, in grado di massimizzare attraverso il suo design l’efficienza, la produttività e l’interazione tra gli individui. Nulla risulta essere casuale, ma tutto è studiato per interconnettere le differenti tipologie di ambiente con le differenti necessità ed esigenze di chi vi lavora. L’approccio è, e deve essere, multiforme abbracciando estetica, fisiologia, psicologia con un punto di arrivo facilmente leggibile in chiave di profitto ed efficienza.

In questo panorama, la concezione di ufficio è radicalmente mutata rispetto al passato: il luogo di lavoro non è solo un servizio ma diventa “un’esperienza”, un moltiplicatore di potenzialità se lo si modella nel modo corretto. Ed il design, che deve essere in linea con l’identità dell’azienda, assume una assoluta centralità. Quanto più alto è il grado di personalizzazione degli uffici, trasformata essa stessa in parte integrante del brand aziendale, tanto più performante è il rendimento di chi vive questa personalizzazione come il punto di contatto tra la sua creatività individuale e le esigenze del gruppo in cui è inserito. L’arredamento nella sua più generale concezione non deve quindi essere concepito come una “spesa”, ma come un investimento efficace, come un valore aggiunto e come una garanzia di qualità.

Nulla è scontato o standardizzato proprio perché la rottura degli schemi è un fattore in più di successo nella filiera che collega l’ideazione di un obiettivo alla sua realizzazione.
Alle singole strategie aziendali corrisponderanno differenti approcci di design, dando risalto a seconda delle esigenze a spazi comunitari, che privilegino la comunicazione diretta, immediata e senza mediazioni, a quelli più appartati, dedicati alla concentrazione. Sempre comunque si tenderà a favorire mobilità e flessibilità sia del luogo fisico che della modalità di lavoro.